venerdì 29 aprile 2011

Cesareo ai moribondi

Quando ho letto la storia della 23enne incinta all' ottavo mese morta dopo un intervento a un ascesso, a parte dirmi come tutti ecco l' ennesima storia di malasanità, empatizzare con la famiglia e il marito e dolermi per l' impossibilità, a quello che si legge dalle cronache, di poter godere di una sanità dignitosa e funzionante in quello che è un paese avanzato come l' Italia, ecco, io ho pensato a un' altra cosa.

Ho infatti letto anche che nel tentativo di salvare i gemelli che portava in grembo le è stato praticato un cesareo d' urgenza, ma che purtroppo i bambini sono morti anche loro.

Ora a me piacerebbe sapere, senza intenti polemici, anche se solo a leggere queste quattro righe di informazioni una volendo ce ne avrebbe da polemizzare, chi prende una decisione del genere in ospedale? Si chiede il consenso al marito? Si agisce secondo procedure di emergenza? E se il marito o la famiglia, in una situazione del genere danno il consenso, quanto è informato un consenso del genere?

Cioè gli si dice magari: caro signore, condoglianze perchè tanto sua moglie la diamo definitivamente per spacciata, ma cercheremo di fare del nostro meglio per lasciarle due bambini prematuri, senza madre, se li spupazzi lei apena escono dall' incubatrice e se li goda che la vita è una valle di lacrime ma i figli sono una benedizione e pazienza se la mamma non c' è più?

Insomma, quello che mi piacerebbe sapere, ma nella sanità italiana esiste la figura di un comitato etico o almeno un addetto alla bisogna, esistono dei protocolli, esistono delle norme di condotta, o si corre come galline senza testa da un' emergenza all' altra, da un buco all' altro, da una disgrazia all' altra senza imparare nulla e senza speranza? Il tutto con gli occasionali tam tam elettorali in difesa della vita ma non della dignità, della santificazione della maternità celeste, ma senza porsi mezzo pensiero sulla dignità e fattibilità di quella umana?

Anche perchè dell' estrema unzione ai moribondi anche in mancanza di direttive precise, ma somministrate di default in certi ospedali anche pubblici abbiamo già letto il dovuto, ma adesso ai moribondi anche il cesareo? E a quella famiglia e a quei bambini, qualcuno ci pensa? In questo caso a otto mesi di gestazione persino io nella mia ignoranza immagino che le possibilità di sopravvivenza siano abbastanza alte, ma siccome leggo che grazie ai progressi della scienza medica la soglia di prematurità si abbassa sempre più (e qui in Olanda i comitati etici che si interrogano anche sulle conseguenze, le possibilità di sopravvivenza si ma con handicap limitanti, sopravvivere sapendo che non diventi adulto ecc. ecco, qui le domande se le fanno), se qualcuno sa come funziona in Italia e me lo vuol dire ecco, a me piacerebbe saperlo.

Anche se nel momento stesso in cui mi pongo queste domande mi esce anche una risata sarcastica e sconsolata. In un paese in cui muori per un ascesso, ma fatemi il piacere con il comitato etico.

giovedì 28 aprile 2011

Gli zoccoletti olandesi



Gli zoccoli gli olandesi li usano davvero. Qui una panoramica delle scarpe del coro, i bambini devono togliersele prima di entrare nell' aula.

Ricordo le prime volta che ho visto in natura degli utilizzatori attivi di zoccoli. La prima volta un bibmetto di forse 2 anni tenuto per mano dal papà e io che ero lontana dai figli all' epoca mi ero chiesta: ma da noi ai bambini di quell' età non mettono tutte le scarpine con il rinforzo ortopedico? Gli fa bene allo sviluppo di un' andatura corretta una calzatura del genere?
(Boh).

La seconda volta, un paio di anni dopo, davanti all' ambulatorio veterinario di mio suocero si è fermata una mercedes di pacca e ne è uscito un allevatore in zoccoli. Ricordo di aver pensato, da brava italiana: ma come, spendi i soldi per una mercedes e non ti puoi comprare un paio di scarpe come si deve?

Sbagliavo, perchè per chi lavora tra il fango e il letame e la sabbia non può desiderare migliori scarpe da lavoro dello zoccolo tradizionale, tanto che quando entrò in vigore la legislazione comunitaria sulle scarpe da lavoro sicure gli olandesi si pagarono di tasca propria i test per dimostrare la sicurezza dello zoccolo paragonato alle scarpe rinforzate con la punta in acciaio.

Se non ci credete la prossima volta che vi capita uno stradino inginocchiato sui sanpietrini con la mazzella in mano, oltre la scollatura da chiappa, guardategli anche i piedi: quelli biondi spesso hanno gli zoccoli.

mercoledì 27 aprile 2011

Lo zio ideale

Io spero che tutti i bambini abbiano lo zio ideale, o quanto meno lo zio preferito. Io ne ho avuti 3: zio Nino, il fratello di mio padre, che nelle cartoline che spediva da Piacenza a casa nella mia vita prenatale, mi chiamava R., che stava per Rossetto, visto che mia madre aveva questi bellissimi capelli rossi e tutti speravano li prendessi anch' io. Invece no, dei rossi ho tutti gli altri colori, ma non i capelli.

Poi zio Giovannino, che insieme a zio Mario sono stati per anni gli zii giovani e scapestrati, con macchine, moto e fidanzate interessanti. Gli zii professionisti che avevano i soldi per regali fantastici. Poi hanno messo famiglia in proprio e ci siamo visti molto poco, ma negli ultimi anni ci rivediamo un sacco e tutte le volte che scendo cerco almeno di farmici delle telefonate, più spesso un pranzo o una cena.

Anche i miei figli hanno uno zio scapestrato che non nomino, affettuosissimo e innamoratissimo, ma di cui io ho paura come modello maschile: sovrappeso, tatuato, 18 orecchini e piercing vari, tatuaggi fantasiosi e non, vive pericolosamente (fuma, beve e guida con disinvoltura, si è spaccato il crociato cadendo dalla moto, uno così) ed è di destra (negli ultimi anni si definisce finiano, da giovane tagliava corto e diceva fascista, uno così insomma).



I miei figli per fortuna hanno anche zio Arjan per compensare l' altro zio innominato:

Zio Arjan che non ha figli, al momento non ha fidanzate, ma ha una chitarra elettrica, una normale e un banjo, che si è autonominato zio preferito e bisogna dire che si è sempre sbattuto parecchio per esserlo e restarlo.

Zio Arjan con cui fare la lotta, che gli ha insegnato il sumo, con cui dare grandi calci al pallone, con cui si insultano affettuosamente (che tempi, guai a me se avessi mai osato insultare, a qualsiasi titolo, uno dei miei zii preferiti, però c' è da dire che da quando siamo tutti adulti si fanno sfottere, questo si). Zio Arjan che sta usando tutto il suo charme per indottrinare anche il mini nipote di due mesi, insegnandogli quegli skills utili nella vita che i genitori evitano, tipo le boccacce.


Zio Arjan che alla colazione di Pasqua ha creato il panino con tutto: salmone, mozzarella, uovo, maionese e gamberetti, per fortuna non c' era più spazio per la marmellata, ce l' avrebbe messa se l' avesi sfidato.

Un augurio di zio Arjan a tutti voi, se ce l' avete già tenetevelo a caro.

E il vostro zio preferito chi era?

giovedì 21 aprile 2011

Ma ditemelo, che ci vuole?

Mamma, la vicina ti deve dire una cosa, e io tremo. La vicina mi comunica a nome di un non meglio definito vicino dal lato del giardino ovvero dietro, che a loro da molto fastidio vedere appeso alla balaustra del balcone che guarda dietro, appounto, da sei mesi un tappeto. Premesso che sono due mesi scarsi, prima pioveva troppo, io ce l avrei un motivo per tenercelo. Ma non posso dirlo e l ho ritirato.

Poi altra mail che mi chiede cosa ci sia di culturale nelle mie degustazioni di vini, visto che le fanno in tanti. Be le faccio io, vieni e vedi. Viene, anche se mi comunica che ne ha anche sentito parlar male, da italiani si intende.

Ora ci ho pensato bene. Gli italiani che vengono alle mie degustazioni se non erano amici all 80% nel frattempo lo sono diventati e continuano a tornare. Tranne una. Che e amica sua, ora che ci ripenso.

Tout se tient.

Ma se lo dicono direttamente a me non facciamo prima? Anche anonimamente, che so, un biglietto anonimo nella buca delle lettere. Un commento anonimo sul blog.

Cara vicina il tuo giardino posteriore sembra un letamaio, fai qualcosa che da fastidio.

E io risponderei, caro vicino tu che abiti nella casa con l affitto sussidiato, sono anche le mie tasse che ti permettono di poagare poco. E nel mio giardino di proprieta ci faccio quello che mi pare. Tranne appendere il kilim al balcone, ma solo perche l ha intravisto Giulia che e vissuta in Turchia e mi ha detto che e molto bello. Allora ho deciso che farlo schiarire al sole forse non e questa grande idea, anche perche dopo due mesi non ha cambiato sfumatura, e mi sono convinta che sia un buon tappeto.

(Se poi capissi come ha fatto a cambiarmi l impoistazione tatiera del mac che non ce un segno diacritico uno che corrisponda e mi mancano apostrofi e virgolette e chiocciola, ecco, quegli interventi li li accetto con piacere. Magari vado a mettere un biglietto ai vicini per chiederglielo).

Esercitazioni estive


Scoppia il caldo, la scuola ci regala tre giorni di vacanze prima di Pasqua e noi ci diamo al giardinaggio, ai pic nic al parco con le bimbe e se riesco stamattina in centro, per restituire libri da vecchia data (oddio le multe) in biblioteca, capire se Landskroon sul Singel ha messo la vetrina con i gelati migliori di Amsterdam, scoprire giardinetti sconosciuti e andare al coro come sempre al giovedi.


Ieri sera ho fatto il corso di Primo Soccorso al club di calcio e ci siamo divertiti assai, anche se abbiamo visto foto terrificanti (ma tanto da quella volta che per fare da interprete agli ortopedici mi hanno costretta a guardarmi il filmino della riparazione ai legamenti del ginocchio, mi sa che posso tante cose), stasera vengono amici a cena, sarebbe la sesta sera di seguito che ho qualcosa, mi sembra un buon modo per fingere che sia gia estate.

Adesso andiamo a buttare la carta e il vetro.

Tanto la settimana prossima si lavora, il lavoro arriva sempre ad ondate tipo il 26 che mi sono passati per mano 4 potenziali incarichi in inglese, polacco e italiano, e il 28 che gia era spuntato fuori il terzo. poi vado in Abruzzo, DA SOLA.

martedì 19 aprile 2011

Depurazione

Oltre ad aver tagliato lo zucchero e quasi tutti i carboidrati, e neanche sentirne la mancanza, adesso ho ritirato fuori la centrifuga per i succhi.

E Giulia ha avuto là idea geniale di portarmi a correre, viene proprio a prelevarmi a casa e mi trascina.

Io ho sempre odiato correre, da bambina facevo i 100 mt. ma non ho mai insistito perche i venti minuti di corsa per cominicare gli allenamenti mi stroncavano al secondo minuto.

Oggi pero con un sole stupendo, abbiamo camminato fino al bosco e li di tanto in tanto ci facevamo delle corsette, brevi per non scoraggiarmi subito.

Poi a casa acqua e succo fatto di

4 carote grosse
1 cetriolo
4 gambi di sedano
mezzo cavolo rosso biologico
succo di limone.

Era una mezza schifezza, ma se non te la bevi dopo la corsetta che hai sete, quando lo fai.

Domani ricompro le carote e provo carote e zenzero, e magari del finocchio.

Per merenda spremuta di arancia e no ho neanche fame.

Speriamo duri per un po, ma stamattina ci voleva proprio. Ieri in giornata la fiera professionale sui vini italiani in cui, senza che nessuno mi abbia mai risposto i proposito, mi sento dire che allora si cena da me come da mail.

Federico e Dario insieme fanno queste cose bellissime, uno cucina e l altro versa da bere.

Ostriche, astice alla catalana, asparagi bianchi al forno con taleggio, quantitativi enormi di cime di rapa strascinate con aglio e peperoncino, svariati vini dalle 13 e per finire il mio gelato al te verde.

ecco, di questo passo non so come finisce la dieta.

domenica 17 aprile 2011

° Gli innamorati° di Albino Pierro

Antonio Petrocelli e Silvia Terribili hanno fatto questo bellissimo lavoro di tirare fuori dallà ombra le poesie in tursitano di Albino Pierro curandone una raccolta in tursitano, italiano e olandese.

Vi lascio con gli innamorati che mi commuove sempre fino alle lacrime. Ma in realt≤a sono belle tutte. Buona domenica.

I’ nnamurète
Sì more apprime di ti
o quanne séme ‘untène
liggìlle tutt’i sere stu libbrètte
e come fusse ié ca ti vasèje
pò’ stringiatìlle mpètte.

Ci su’ cchi ssèmpe aunìte e nda na ‘uce
i ‘nnammurète vére ca passàrene
citte citte nd’u munne
e ca nchiuvàrene
com’a Criste a la cruce.

In het Italiaans:

Se muoio prima di te
o quando siamo lontani
leggilo tutte le sere questo libretto
e come fossi io che ti baciavo
poi stringitelo al petto.

Ci stanno insieme per sempre e in una luce
gli innamorati veri che passarono
zitti zitti nel mondo
e che inchiodarono
come Cristo alla croce.

sabato 16 aprile 2011

A teatro con i bambini

E nonostante il weekend pieno come un uovo siamo riusciti ad andare a teatro con i bambini ed è stata una bella esperienza. Orso immobile e assorto per 80 minuti è stato uno spettacolo, nei punti dove la musica si prestava lo vedevo battersi il tempo, nele parti paurose mi teneva la mano, ma non ha fiatato per tutto il tempo. Il che non si può dire di suo fratello, che però per i suoi standard è stato relativamente zitto e attento pure lui.

Il libretto è stato tradotto da Ike Cialona, che ho incontrato nel foyer alla fine e che è la mia traduttrice preferita, in particolare la sua raccolta di sonetti italiani è stupenda.

mi è piaciuto moltissimo anche come hanno lavorato con le videoscenografie, che in scena si vedevano tutti i trucchi applicati, ma in video no. Per esempio in una scena le streghe staccano la testa a uno degli acrobati e ci giocano a palla. Il tutto avviene contro uno schermo blu e l' acrobata è coperto di una tuta dello stesso blu, per chui sullo schermo si confonde e fi vede solo la testa che rotola e saltella mente lui fa la ruota.

Questo trucco dei servi di scena in tuta intera blu che muovono oggetti che si vedono solo sulo schermo è stato usato molto bene, anche per esempio nella scena dell' inseguimento dell' Orco al bambino-pianta, che stanno su due lati del palco, vengono ripresi da due telecamere che proiettano sulo schermo un fondale, l' orco che insiegue armato di coltellaccio e il bambino davanti che scappa.

Non è stato male ed è stata una bella esperienza. Sull' opera in se, premesso che le opere in genere non si distinguono per la linea narrativa, che di solito è abbastanza semplice e lineare, stavolta era talmente ridotta all' osso da essere proprio tirata per i capelli. e la musica non era mala, ma secondo il capo che Philip Glass lo conosce, era tutto molto riconoscibile da altro suoi lavori e sicuramente non una delle sue opere migliori.

Il finale è stato una di quelle cose che non si capiscono bene, meno male che non è teatro ma opera, il che vuol dire che c' è un direttore d' orchestra che capita l' indecisione del pubblico si è messo ad applaudire lui nel momento di incertezza in cui noi non sapevamo se avevamo iniziato troppo presto ad applaudire e in realtà bisognava dare spazio ai personaggi in scena, per cui abbiamo smesso proprio mentre i poveretti cercavano un aggancio per ringraziare e far uscire gli altri, insomma, ci siamo incartati di brutto tutti quanti, ma il direttore ha risolto.

Poi essendo presente mezzo coro, madri, padri e nonne dei bambini che partecipavano (e i due solisti, Abel e Sophie erano fantastici), non la smettevamo più di applaudire e quando è uscita Caro, la nostra direttrice del coro, le abbiamo fatto la ola. Orso come me scatenato e urlante, Ennio che si vergognava del casino che facevamo e ci invitava a moderarci.

Bella esperienza, abbiamo capito che i bambini li si può portare fuori finalmente e cercheremo più attivamente concerti e rappresentazioni per continuare su questa strada.

venerdì 15 aprile 2011

Per disgrazia può succedere di tutto

" Sai mamma" mi fa ieri Orso al semaforo "per disgrazia oggi sul libro dei calcoli ho scritto fu**blpth(incomprensibile)".
"Orso, ma è scandaloso, come è possibile? Ma è una cosa tremendamente maleducata, cosa deve pensare la maestra?"
"La maestra non l' ha visto".
"Figurati se non lo vede. E poi non venirmi a dire per disgrazia, non esiste che per sbaglio scrivi una cosa del genere, non credere che ci casco. E adesso domani andiamo a parlare con la maestra, le dici che ti dispiace, e che non lo farai mai più, mi hai capito? e quella parola per cortesia smettila di usarla che lo sai che non va bene, inutile che fai il furbo".
"Ma è davvvero successo per disgrazia, perchè a un certo punto stavo guardando fuori...".
" Mi stai dicendo che non guardavi il foglio e la parola si è scritta da sola? Be scordatelo, abbi il coraggio di quello che fai e se proprio succede, fai molta più bella figura ad andare tu per primo dalla maestra a scusarti che non che mi chiami lei".

Oggi vado a riprenderlo, sono due giorni che Ennio malaticcio resta a casa e ritirare un figlio solo ti dà il tempo di ricordarti delle cose. Lui scappa via io resto con la maestra che mi deve dare una busta per il capo che fa il tesoriere dell' associazione genitori.

"Senti, ma mi ha detto che di nuovo ha scritto una parolaccia sul compito, lo vogliamo chiamare e parlarci insieme subito?"
"L' ho saputo, ma è con la collega che dovete parlare, sta in classe" .
Lo trascino sopra e gli spiego in breve sulle scale che deve dire mi dispiace e non lo faccio più. Recalcitra un po', poi entriamo, le dico che Orso ha qualcosa da dirle, lui tutto esitante e a bassa voce esegue e scappa via a farsi dare un panino dal doposcuola, che le volte che non ci va ma tiriamo tardi va sempre a mendicare lì.

"Che dobbiamo fare, io sto aspettando il colloquio con l' esperta che lo sta seguendo e capire che linea adottare con questo bambino. Figurati che mi ha detto che è successo per disgrazia".
" Si, ma a quello ci credo, avresti dovuto vederlo. Era un compito un po' difficile e lui si era così arrabbiato, lo vedevi che stava esplodendo" mi fa la faccia di Orso in versione bomba che ticchetta "lo sai com' è quando si arrabbia".

Si, lo so. E improvvisamente la disgrazia mi sembra molto plausibile, povero figlio. Che carattere complicato quello in cui ti dai grandi martellate negli alluci perchè non riesci a controllare le incazzature.

"E comunque è stato bravo a dirtelo".
Vero, mi ero scordata del dettaglio, Spero continui a farlo e spero che abbia capito che anche se la stupidaggine ti scappa, poi meglio scusarsi.

Poi mentre camminiamo verso casa, me lo vedo accanto con giubbotto in finta pelle che si è scelto lui e mi ricorda talmente tanto mio padre, povero, un altro buono e caro che poi esplodeva.

E mi dico che visto che ho esperienza con tipi così, che in fondo anch' io lo sono e mi ci è voluto un anno di terapia per darmi il coraggio di accettare la legittimità di arrabbiarmi, forse meglio prendere questo carattere di Orso come un regalo che mi viene fatto per imparare a gestirmi, ridarmi una seconda opportunità per capire meglio mio padre e me stessa e aiutare lui a smetterla di martellarsi i pollici senza per questo rinunciare ad esprimere quello che lo inciampa nella vita.

Vedremo come va a finire, tanto se non glielo creo io un po' di sano materiale da risolversi in futuro con il suo terapeuta, chi glielo deve procurare, la moglie?

Opera per famiglie: De Heksen van Venetie

Questo sabato e domenica ci saranno 4 repliche dell' opera per famiglie De heksen van Venetie - Le streghe di Venezia, alle 11 e alle 14.

Noi andremo sabato pomeriggio e i bambini non vedono l' ora, me ne parlano da settimane, perchè in quest' opera canteranno alcuni compagni del loro coro.

Autore del testo è Vincenzo Cerami per una produzione della Fondazione Musica per Roma, ma qui il testo sarà in olandese, il libretto di Beni Montresor (uno di quei nomi che ti chiedi se no siano nomi d' arte) e la musica di Philip Glass.

$5 minuti prima dell' opera ci sarà un' introduzione ludica e interattiva per chi vorrà partecipare. Sono molto curiosa di vedere come sarà quest' esperienza, per il capo che è un appassionato d' opera, per i bambini che vedranno i loro amici esibirsi e anche per capire cosa significa esattamente un' opera per famiglie. Tenendo presente che il Muziektheater di Amsterdam a luglio proporrà un' opera per bambini in età prescolare e anche quella mi interessa molto.

Prenotazioni
Het Muzietheatr Amsterdam
Amstel 3
020-6 255 455

oppure online:
www.muziektheater.nl

martedì 12 aprile 2011

Come scegliere la scuola adatta ai tuoi figli?



Insieme ad alcune blogger abbiamo deciso di dedicare il 12 aprile a una riflessione sulla scuola italiana. Siccome sulla scuola italiana posso dire poco per esperienza diretta, ma posso fare un confronto su come funziona la scuola olandese, mi è sembrato utile riportare i dati di alcuni studi pubblicati qui in Olanda.

Comincio dandovi un piccolo quadro di riferimento: nei Paesi Bassi non esiste davvero la dicotomia scuola pubblica-scuola privata oerchè tutte le scuole sono finanziate dallo stato, ma sono i genitori a scegliere l' indirizzo che desiderano per i propri figli. Vivendo ad Amsterdam io sono nella posizione privilegiata di avere molta scelta, ma vivendo ad Amsterdam sono anche costretta a tener conto di tutta una serie di problemi che le scuole nelle grandi città hanno. Uno dei problemi fondamentali è quello che qui chiamano la fuga bianca, ovvero i genitori olandesi di livello socio-culturale medio alto fanno di tutto per scegliere la scuola perfetta per i propri figli, a volte spupazzandoseli per anni avanti e indietro verso scuole lontanissime che a loro avviso offrono migliori garanzie.

Per il resto ovunque ci sia un gruppo di genitori abbastanza grande da richiedere un tipo di scuola che in quella zona non si trova, o non offre abastanza posti per la richiesta, quesit possono fare domanda per la fondazione di una scuola. In realtà quello che succede più spesso è che i genitori si costituiscono in una fondazione o si rivolgono a una fondazione scolastica già esistente.

Si può scegliere per un tipo di scuola confessionale (protestante, cattolica, e da un po' di tempo, ma sono cifre irrilevanti se pensiamo al numero di scuole protestanti che esistono) anche islamiche, o induiste.

Si può anche scegliere per uno specifico indirizzo didattico come Montessori, Dalton, Steiner, Jenaplan, che in generale puntano a una maggiore responsabilizzazione del bambino. In genere il tipo dio scuola rappresenta il tipo di genitori che la scelgono, per esempio la Dalton viene preferita da genitori con professioni libere o artistiche. In generale inoltre i genitori tendono a mandare i figli al tipo di scuola che hanno frequentato loro.

La vogliamo dire tutta com' è? Noi genitori potendo scegliere mandiamo i figli in scuole in cui gli altri genitori sono il nostro tipo di gente e questo è quanto. eppure è un ragionamento sbagliato, perchè i nostri figli cresceranno in un' ambiente molto più diversificato del nostro e quindi anche la scuola con tanti ragazzini di famiglia straniera è un arricchimento. (Se non ci credete guardatevi la carriera scolastica del Trota e riparliamone).

E infatti le ricerche che ho letto su Vrij Nederland, il mio settimanale di riferimento, è che alla fine è proprio questo che conta: i genitori devono aver fiducia nella scuola e questa fiducia (o mancanza di) il bambino la percepisce immancabilmente. Inutile stare a guardare i risultati del test Cito, che paragona i risultati dei bambini di tutti i Paesi Bassi e scegliere la scuola con i risultati più alti. Inutile sfiancarsi sulle liste d' attesa della scuola pienissima e rischiestissima, perchè se pure l' ex- ministro delle Finanze (che incidentalmente, abita dalle mie parti) ci manda i figli allora è buona.

Il successo scolastico di un bambino, mostrano i dati dei ricercatori, dipende all' 80% dal bagaglio culturale che gli viene da casa sua. Se i genitori sono laureati, hanno libri in casa, offrono stimoli educativi e culturali ai figli, li portano in giro, questi sono i bambini che faranno il ginnasio e l' università. La scuola incide per un 20% di cui il 10% dipende dall' insegnante, che siccome qui cambia tutti gli anni, è l' elemento su cui i genitori hanno meno potere decisionale.

Insomma, vale la pena di sbattersi tanto per un misero 10% di influenza? Vale la pena di pagare rette altissime o portare i figli avanti e indrè se poi il grosso del risultato dipende da noi?

Aggiungiamo che il livello delle scuole elementari (dai 4 ai 12 anni) nei Paesi Bassi è generalmente buono, hanno risorse e se decidono di usarle per una pulizia impeccabile o per l' insegnante di musica, questa è una scelta che le scuole possono fare autonomamente.

A mio avviso e anche a detta dei ricercatori, la scuola vicino casa è importantissima, perchè non solo la vita sociale dei bambini si svolge quasi tutta a scuola, ma anche per la loro autonomia arriverà un giorno in cui vorranno/potranno volerci andare da soli, magari in bici, magari con l' amichetto, magari con un telefonino in tasca per non morire noi d' infarto nel frattempo, ma è bene che si pensi subito che questo momento verrà. Non sempre è possibile, a volte è più comoda una scuola vicino al lavoro dei genitori, se questo è possibile burocraticamente non è un' opzione da trascurare.

Perchè dei genitori che si semplificano la vita sono anche un bel vantaggio per i bambini. Da pareggiare con la fiducia che i genitori hanno nella scuola (e sto pensando a Roberta che si spupazza dei gran km. per portare Sveva a una scuola di paese bellissima che la convince pienamente).

Allora, prima di porsi il problema a quale scuola iscrivere i miei figli, meglio ragionare in famiglia su questi aspetti:
1) cos' è importante per te relativamente all' istruzione dei tuoi figli?
2) quali elementi della scuola pensi siano importanti? La collocazione? Gli insegnanti? La direzione? L'edificio? C' è una palestra e come viene usata?
3) Che tipo è mio figlio? Non sto scegliendo soprattutto la scuola del primo e poi i fratelli vanno anche loro lì e buonanotte? Quersto forse è importante se si sceglie un indirizzo pedagogico che puntano all' autonomia di lavoro del bambino, perchè non tutti i bambini ce la possono fare, altri reagiscono meglio con un tipo di insegnamento più classico e meno interattivo.

Insomma, prima di precipitarci a iscrivere i figli alla scuola privata con giardino, doposcuola e insegnanti magari sottopagati,come spesso avviene nelle scuole private italiane, pensiamo seriamente a cosa stiamo dando noi in prima persona ai nostri figli. Nonostante tutto, chi sceglie per una carriera nell' insegnamento in genere è una persona motivata e che ama il proprio lavoro e sono queste persone a tirare su la scuola come istituzione anche nei momenti bui. Parliamo con gli altri genitori senza mai dimenticarci che i nostri valori possono anche non essere i loro. E parliamo soprattutto con chi ci lavora in quella scuola per capire fino a che punto sono aperti alla collaborazione con i genitori.

La cosa peggiore che possiamo fare è quella di credere che possiamo delegare i nostri doveri formativi nei confronti dei figli alla scuola, qualunque scuola, anche la migliore. (Per me fa parte dei miei doveri educativi il fatto che imparino anche a leggere la musica e mi sbatto tutti i giovedì pomeriggio a questo scopo).

Insomma, ognuno deve scegliere per se, ma senza commettere l' errore di pensare che la scuola sia l' elemento fondamentale della vita dei nostri figli. Certe scuole insegnano soprattutto come si sta al mondo a scuola e non è detto che i cocchi delle maestre davvero siano bambini più svelti o più studiosi di altri. Sono solo bambini che hanno interiorizzato bene quelle che sono alcune aspettative della scuola e si adeguano, ma non necessariamente imparano anche abilità sociali più utili nella vita.

La funzione fondamentale della scuola, e questo è un mio parere personalissimo, è che permette a quantitativi davvero grandi di bambini di interagire tra loro per tante ore. Gli dà il senso degli orari, del calendario, dei doveri da svolgere. Ed è questa la cosa fondamentale per prepararci alla vita.

Vi lascio con una massima di mio padre, insegnante di applicazioni tecniche in una media di paese vecchio stampo, di quelle a cui i genitori gli affidavano i figli dicendo: professò, se non si comporta bene dagli tu uno schiaffatone.

Lui invece si prendeva a fare dei lavoretti, pagandoli, dei ragazzi di famiglie disastrate al pomeriggio, perchè potessero partecipare alle gite scolastiche, comprava le pizzette a quei bambini che arrivavano a scuola senza colazione e senza merenda, parlava con dei genitori analfabeti e che parlavano solo un dialetto stretto come lui peraltro, convincendoli a far andare avanti le figli che andavano bene a scuola anche se femmine, e a avviare a una professione il maschio che doveva assolutamente prendere un diploma, ma era fatica persa.

Ecco, lui diceva sempre che i primi nella scuola sono gli ultimi nella società. Io non sono completamente d' accordo con lui o dovrei prendere atto del mio fallimento, ma proprio perchè sono cresciuta in una famiglia di insegnanti da 4 generazioni e in un ambiente abbastanza retrogrado, mi rendo conto della goccia di verità che c' è in un' affermazione del genere.

E dico quindi che parte tutto da noi genitori, la scuola è un obbligo, può essere una benedizione, è sicuramente un enorme strumento di emancipazione, è una palestra di comportamento. Allora andiamo a guardare se la scuola a cui mandiamo i nostri figli ci convince, il resto poi tocca costruirlo giorno dopo giorno. Perchè se deleghiamo alla scuola a cuor contento, stiamo facendo un cattivo servizio ai nostri figli.

Mi scuso se questo post risulta un pelo incoerente, ma credo non basti questo spazio per riordinare quello che penso e so della scuola, anche eprchè spesso mi contraddico da sola. Ma ci ho provato come spunto per sentire cosa ne pensate voi invece. E vi lascio invece questo post bellissimo, perchè parla di tutto quello che avevo ai margini del cervello mentre scrivevo questo post, ma che ho preferito lasciar perdere per questa volta.
http://genitoricrescono.com/e-se-un-figlio-non-studia/

domenica 10 aprile 2011

L' ittobattista

Orso ha tre pesci e una serie non definita di baby pesci che improvvisamente sono comparsi nell' acquario, prima invisibili e adesso un pochino meno piccoli, e neri.

I loro nomi sono:
Pesce 1, Pesce 2 e Pesce 3 gli adulti.

"E i piccoli hanno tutti lo steso nome e si chiamano pesciolino".

Io quando leggo in certi blog che i figli degli altri danno nomi favolosi a cani, gatti, orsacchiotti, bambole, pesci uccelli e una serie di oggetti inanimati, mi chiedo se non li sto sommergendo troppo, questi miei figli, con il bilinguismo e la ricercatezza lessicale.

E se questa non sia la legge del contrappasso.

Però sull' amore per la chiarezza e la completezza delle informazioni non mi posso lamentare, quello a quanto pare sono riuscita a trasmetterglielo, forse per osmosi.

venerdì 8 aprile 2011

Conversazioni orsesche in macchina

Ennio ha finito e Orso ha cominicato ad andare dalla sua terapeuta per cercare di venir fuori dalla sua bastiancontrarite soprattutto a scuola. non sta davvero facendo terapia, ma degli incontri, di cui uno noi tre con la sua maestra a scuola, quella che ci ha dato l' allarme, così dopo possiamo portare avanti una linea coerente contro i piccoli spigoli della sua piccola vita (e spero sinceramente che dopo queste premesse i miei figli abbiano una pubertà meravigliosa, felice e senza rogne perchè l' acconto l' ho già avuto bello abbondante e con interessi progressi).

Insomma, mercoledì stavamo andando, io mi cantavo "O Gorizia tu sei maledetta", lui sul sedile posteriore canticchiava per conto suo, il sole splendeva, i TIR sorpassavano le pecorelle e gli agnellini nei campi pascolavano e improvvisamente mi sono resa conto della pace che regnava in auto.

Perchè con Orso si sta benissimo anche in silenzio ed è un silenzio partecipe. Se c' era Ennio, ho pensato, come le altre volte mi sarei ritrovata a dover rispondere a domabnde a raffica, sulla vita, il mondo, la morte, il nostro senso dell' essere e chiacchiere su fatti vari e mi sarei distratta, avrei sbagliato uscita, bestemmiato, telefonato per dire che eravamo in ritardo ed altre cose. Non per fare paragoni. Ma mi sono veramente ricreata.

Poi all' ultimo semaforo prima di arrivare improvvisamente mi fa:
"Sai mamma, io con Monique non ho molto il coraggio di giocarci insieme, perchè la conosco ancora poco, allora invece di giocarci ci parlo".

Sono rimasta basita perchè avevo capito che giocare insieme fosse il modo di poter parlare di tante cose. E lui invece ci parla direttamente così lei non si offende se non se la sente di giocarci.

"Vuoi che glielo dica io questa cosa a Monique, così lei lo sa?"
Incerto. "No, non dirglielo" .

Però, insomma, lui ci va tre volte, mica 12, mi sembrava importante che lei lo sapesse fin da subito, visto che era la seconda sessione.

Allora entriamo, le chiedo carta e penna e glielo scrivo. E lui gira intorno al tavolo e allunga la testa per capire come mai.

Poi mentre me ne andavo lei gli ha chiesto:
"Secondo me tu lo vuoi sapere cosa mi ha scritto mamma, vero?"

E lo hanno letto insieme e ne hanno parlato. A Orso è piaciuta moltissimo la soluzione di scrivere le cose di cui lui non si sente pronto per parlarne e sto pensando anch' io che come le discussioni a cena sulla cosa più bella e la cosa più brutta, mi piacerebbe inserire nella nostra routine una cassetta delle lettere per scriverci le cose che si fa fatica a dirsi. O anche solo per dirci quanto stiamo bene insieme. (Solo che già so che la cassetta sparirebbe nel casino generale).

Allora al ritorno ho fatto sapere a Ennio che poteva restare a giocare un po' a calcio e che passavo a prenderlo più tardi, siamo andati a Loods 5 a comprargli il giocattolo a molla che ha visto una vita fa e gli avevo promesso, siamo andati al centro piante e ci siamo comprati ortaggi, fragole, un albero di cotogno, ma piccolo (un cotognino) e due di lamponi.

Le fragole le ho già messe a dimora, adesso lo recupero da scuola e costruiamo con canne, rami e tie-wraps una rastrelliera per farci crescere le clematidi e i piselli che pianteremo. Che i discorsi e le lettere vanno bene, ma un po' di sano giardinaggio con questo sole è il minimo.

giovedì 7 aprile 2011

Tutorial: maglietta con i pesci staccabili

Io i vestiti li compro ai saldi, più sono saldi e più mi diverto, solo che con i figli non funziona così perchè crescono all' improvviso e non ti sai mai regolare (vero è che se il tuo sport preferito è quello dei saldi al 70%, abbondi nelle scorte, compri in crescita e dio provvede).

Persino con le scarpe mi va abbastanza bene, come sabato scorso che improvvisamente è uscita la giornata estiva e per entrambi avevo dei sandali che erano giusti di misura. Anche perchè non sempre poi ho tempo di andare a comprargli le cose qundo ci servono, e allora le compro quando posso, cioè in vacanza.

Tutto per dire che lo scorso anno Ennio si è ritrovato in penuria da magliette, in quei posti dove gliele compro di solito non c' era nulla di carino, solo stampe chiassose e allora gli ho preso una semplice t-shirt nera perchè quello era il colore a tinta unita che c' era. Poi in estate siamo finiti dai saldi di Obaibi, che oltre a piacerci assai gli entra a entrambi (eh, signora, mia le taglie francesi), abbiamo fatto scorta e la maglietta nera è finita sul fondo del cassetto.

Insomma, mi sono ritrovata un paio di giorni fa questa maglietta e a furia di leggermi Roberta Filava Filava e Soulemama, e ricordandomi della busta con il feltro che mi gira intorno al divano e a cui devo trovare adeguata sistemazione, mi sono messa al lavoro per fare delle decorazioni pesciose da applicargli sulla maglietta in questione. Per strada ho deciso che si facevano staccabili per non complicarci i lavaggi e i pesci.

Cominci con il cercarti un cartoncino per fare la sagoma (di mio avrei proceduto a mano libera, ma le vere crafters insegnano che si fanno gli schemi e si prendono appunti e hanno ragione) Ho riesumato dal mucchio della carta da buttare una scatola vuota di fazzoletti di carta, l' ho sventrata, appiattita e usato le parti che mi servivano.

È chiaro che a voi nulla impedisce di usare un cartoncino serio, anzi, io ne preferivo una un po' sottile ma forse con uno più spesso si disegnano meglio i contorni perchè l' orlo è più alto.



A questo punto ci disegni sopra il motivo che vuoi riprodurre, a mano libera o ispirandoti a illustrazioni, e lo ritagli.

Chi si ispira a illustrazioni o vuole fare le cose per bene può fotocopiare, usare la carta da ricalco e altri procedimenti complessi, ma io volevo una cosa naif. Ho persino ritrovato delle figurine in plastica di quelle fosforescenti da appendere al soffitto che andavano bene tel quel, proprio perchè avevano anche i tagli e i buchi all' interno della sagoma e quelle alla fine le ho ritagliate con la forbicina da unghie, ma poi non le ho usate perchè dovevo uscire.


Insomma, quello che è, posi la sagoma sulla stoffa, con la penna segni il contorno e lo ritagli nella stoffa. A questo punto mi è venuto in mente di farli staccabili e quindi invece di fare 4 sagome piatte di pesce, di farne due a strati. Se ci sono dettagli piccoli o complessi basta usare la forbicina per le unghie.

Poi con la stoffa dell' altro colore ho ritagliato una seconda volta le sagome e le ho ritagliate stavolta con la forbice a zig-zag e un filino più grandi delle precedenti, quindi fuori e non sopra il disegno. Usando i due colori invertiti mi sembrava di rendere più allegra la maglietta senza riempirla di dettagli, perchè come dice sempre la mia mamma more is less e la prossima volta li faccio a strato singolo.

Con la stoffa da ricamo in colore contrastante (si capisce che mi piacciono il turchese e il rosso, perchè stranamente ho TUTTO in questi due colori e si fa subito ad abbinare) ho unito le due sagome ricamando a orecchio, perchè non so ricamare, so solo attaccare bottoni, ricamando un occhio del pesce che unisce le due sagome.

Poi ho scelto un punto adatto per mettere i pesci sulla maglietta, mi sono segnata il centro e lì ho messo un bottone nel solito colore contrastante, cucito con il filo nell' altro colore.

Ho ritagliato sulla sagoma un' asolina un pochino più piccola del bottone. Il bello del feltro è che non serve fare orli, che tanto non so fare ne ho foglia di farne. A questo punto attacchi e stacchi quando vuoi.

Sulla versione finita ci sono due pesci, ma adesso Ennio ce l' ha addosso a scuola e non la posso fotografare.

Considerazioni post: secondo me conviene mettere due bottoni, uno piccolo per l' occhio e uno più grande nel centro/coda.

Ad averli non sarebbero sbagliati manco degli automatici che tengono ferme le estremità in modo invisibile, ma a quel punto non potrai mai usare la maglietta da sola, mentre un paio di bottoni colorati per spezzare la tinta unita della maglietta non mi dispiacciono. Mi piacerebbe metterci anche un rametto di corallo o un' alga più in basso, vedremo quando mi torna la botta di fantasia.

E se li trovo magari dei bottoncini a forma di pesciolino, oppure una serie di ' bolle' che escono dalla bocca dei pesci fatte con bottoncini da camicia in madreperla di dimensioni diverse.

Tempo impiegato, progettazione compresa, 30 minuti di cui 25 con una telefonata inutile e molesta all' orecchio in cui dici, si, mhh, sai adesso devo proprio andare. Per ripeterli credo di farcela con 15 minuti per i due pesci (e che ci vuole, ad avere tutto pronto?).

mercoledì 6 aprile 2011

Due anni

Oggi commemoriamo. Chi può, come può. Chi vuole, come vuole.

Due anni fa a quest' ora la notizia mamma me la stava per dare, ma io non lo sapevo.

Il capo mi ha appena chiamata per dirmi che Sander de Heer nel suo programma Radio "de Heer ontwaakt" sta parlando del fatto che in due anni non è successo niente.

Mi stavo sfogliando alcuni post di inizio aprile 2009 su cui non ero mai tornata - e forse avrei fatto meglio a non tornarci oggi - che mi chiama Antonella. Passa a prendermi fra mezz' ora per farci un caffè da casalinghe frustrate all' HEMA. Grazie al cielo ci sono pure le abruzzesi all' estero.

martedì 5 aprile 2011

Il racconto dei bambini a scuola

Il titolo non lo so, ci sono mancati alla fine 10 minuti e la lavagna digitale che tanto bramavo usare mi si è bloccata un paio di volte e alla fine mi sono scomparsi i finali individuali dei bambini.

Ora se ve la racconto qui è tutta bella, in ordine e in fila e nel frattempo ho riordinato le idee, ma lì, sul posto, con 9 mostri dai 7 agli 11 anni di cui 3 preadolescenti scocciatrici, no, ditemi.

Ho iniziato chiedendo se hanno mai sentito la stessa barzelletta raccontata da uno che le sa raccontare e uno che non ci riesce. La forma è una cosa molto importante quando fai una storia. E la forma la possiamo paragonare a una torta: ci vogliono gli ingredienti e la ricetta.

Abbiamo esaminato Cappuccetto Rosso, Harry Potter e Biancaneve, anche con esempi da altre storie, per scoprire gli ingredienti e siamo approdati a:
1) l' Eroe
2) il cattivo
3) l' amico o gli amici che ti aiutano
4) lo strumento magico che aiuta.

Altri ingredienti che mi hanno detto erano: disgrazie/morte, amore/ricompensa, viaggio, magia, punizione, battaglia e altro.

Poi la ricetta. Perchè se hai gli ingredienti per la torta ma prima li metti nel forno, poi li mischi e poi rompi le uova no hai una torta, hai un pasticcio. Lì 10 minuti prima di uscire ho rubato a Raperonzolo lo schemino.

Inizio
Sviluppo
Problema
Culmine del problema
Soluzione
Epilogo

ho disegnato una montagna ripida da un lato con ai piedi l' inizio, in salita lo sviluppo, su uno strapiombo il problema e in cima il culmine. Fino a lì abbiamo deciso e scritto insieme. la soluzione e la fine dovevano farla ognuno per conto suo, ma alla fine mancavano 5 minuti, me la sono fatta dire e l' ho scritta io, poi proprio quella parte l' mi si è cancellata e pace.

Di regole ci siamo dati: deve essere nuovo, te lo devi inventare tu e non deve essere noioso. Ho provato, nella scelta dei personaggi, a dirgli di fare cose fuori dal comune, un elefante addormentato, la sedia parlante, ma nulla. solo allo strumento magico abbiamo tirato fuori uno stomaco parlante. Le preadolescenti mi hanno ammorbata con Justin Bieber, dio che noia. Per farle felici ho accettato il loro nome per il protagonista, Rustin.

Qui la storia.

Inizio
C' era una volta un drago blu che si chiamava Rustin.
Sviluppo
Era furbo, veloce e sexy. Ma la cosa straordinaria era che aveva uno stomaco parlante. Ogni volta che aveva un dubbio o un problema lo stomaco gli parlava e gli dava dei consigli. E il bello era che non si sbagliava mai.
Problema
Purtroppo Rustin aveva una sorella cattiva che lo odiava e lo voleva vedere morto, perchè i loro genitori volevano molto bene a Rustin.
Culmine
La sorella decise di avvelenarlo e gli mise del veleno in una torta. Aveva uno strano odore, in effetti. A quel punto Rustin sentì la voce del suo stomaco.
"Non mangiarla, è avvelenata".
Ma Rustin non gli diede retta, ne mang`ô un boccone e cadde a terra privo di sensi.
Quando sua madre lo trovò pianse, strillò, gridò.

Soluzioni dei bambini che devono trovare una soluzione in cui rientri l' aiutante finora mai nominato, ovvero l' uccello parlante.
1) La madre chiama il 112
2) l' uccello parlante entra volando e porta un antidoto.
3) l' uccello parlante gli fa la respirazione bocca a bocca.
4) l' uccello parlante si offre di morire al suo posto, la fata lo sente, e così avviene: l' uccello muore, Rustin resuscita.
5) l' uccello parlante ricorda alla madre di Rustin che lei è una strega, e lei pronuncia l' incantesimo risolutivo.

Poi il computer si è inceppato, le risposte si sono cancellate ma direi che per un' ora e mezzo di lavoro, in fondo abbastanza seguito, non è male.

Scrivere con i bambini


Sarà che a noi ci hanno ammorbati di pensierini e temi per tutta la carriera scolastica, ma in questi anni, quando vedevo i capolavori scritti dai bambini della nostra scuola, fossero cosette sul giornalisno scolastico direttamente fotocopiate scritte a mano, o compiti e lavoretti appesi nei corridoi, mi veniva sempre da pensare quanto scrivono male ' sti bambini olandesi a scuola. Da quelli di 10-11 anni ti aspetteresti che non facciano certi errori di ortografia (si, dico ortografia) e sintassi.

Poi frasette povere, interrotte, non mezzo periodo di un respiro poco poco ampio. Certo, fanno milioni di altre cose e hanno competenze che noi ce le sogniamo però a noi a 7-8 anni davano da fare un tema di 2 pagine sul rapimento di Moro, cosa che io avevo trovato un vero sopruso al punto di ribellarmi dicendo che non me ne fregava niente nè che lo avevano rapito e manco se lo ammazzavano, e la santa zia Filomena rimase assolutamente traumatizzata dicendomi che le avevo dato un dolore al cuore fortissimo. Ma per dire, ditemi se seriamente si può dare un tema del genere a uno dell' età di Orso che ha appena imparato a scrivere, grasso che cola.

Orso che mi dicono ha ancora tanto da fare a livello di motricità fine e ordine, infatti scrive a zampe di gallina peggio. Ma quello che scrive. Sopra un resoconto delle sue vacanze e per uno che ancora legge pochissimo e soprattutto compitando le lettere una a una, io trovo che abbia messo su un gran bel paragrafo strutturato e senza timore di un respiro ampio (si lo, so, sembro la mamma di Mozart, ma ho potuto confrontare con i resoconti esposti di tutta la classe e anche se alcune bambine hanno calligrafie favolose la maggior parte erano mezze parole spezzettate messe in fila).

Quindi per il pomeriggio dei talenti dei genitori oggi pomeriggio per cui come sempre mi hanno incastrata, ho proposto un corso di scrittura per i bambini più grandi e se ne sono iscritti 6.

Con un po' di Propp e un po' di Raperonzolo cercherò di farli riflettere in quest' ora e mezzo sugli elementi salienti di un racconto partendo da favole che conoscono bene. Per poi invitarli a scrivere insieme qualcosa, anche solo una traccia, a cui poi metteranno a casa ognuno il finale che vuole.

Speriamo bene. Ennio comunque si è iscritto per fare il dj e Orso non lo so ancora.

lunedì 4 aprile 2011

Interazioni e spiaggia di città



Venerdì sono venuti a dormire da noi Becca e Lo e sono successe alcune cose carine. I primogeniti si sono messi a trafficare per conto loro e i secondogeniti pure. Solo che un primo e un secondogenito sono coetanei.

Orso aveva deciso che doveva dipingere le unghie di Becca, che era tutta entusiasta e me l' ha ricordato dal primo momento che ha aperto gli occhi la mattina dopo, quando sarebbe accaduto. Dopo colazione.

La sera abbiamo giocato a lombrichi, un gioco di dadi e tesserine semplicissimo e Ennio spiegava a Becca, che era la piccola del gruppo con i suoi 4 anni, come giocare, le dava i consigli. tutti appassionatissimi nel gioco tranne Orso che come suo solito stava per conto suo a smontarmi l' attrezzo per fare gli gnocchi della macchina per la pasta.


Il pomeriggio siamo andati alla spiaggia di città (portatevi la felpa che tira vento), ma Orso impavido si è infilato il costume in 30 secondi netti. Poi si sono scambiate le parti. I due seienni hanno fatto comunella decidendo che bisognava svuotare il lago, e hanno deciso di farlo non dal lato spiaggia ma dal lato monnezza.

Becca ha trovato un cagnolino con una voglia matta di farsi tirare una pallina e hanno giocato per un' oretta per conto loro, senza bisogno di nessuno.


Ennio ha trovato due amichetti del calcio e con altri tre che non conosceva se ne è andato per conto suo con loro.

Noi adulti accampati tra sole e vento, indecisi su cosa fosse più forte.

Poi a forza ho recuperato i due esploratori che si cercavano i posti peggio zozzi e con più ferri arrugginiti che spuntavano (ufficialmente non spiaggia)

La cosa bella è che prima di dividersi la compagnia e le preferenze hanno giocato tutti insieme e nessuno ha escluso Becca perchè era la più piccola, anzi mi è piaciuto molto come Ennio la seguiva mentre giocavano ai lombrichi. L' unica scocciatura è che non ci provano neanche a parlarsi in italiano tra loro, ma prima o poi arriverà anche questa.

Io ho sentimenti molto ambivalenti su questa spiaggia di Blijburg, perchè paragonata alle spiagge 'vere' a cui sono abituata è una vera schifezza. Però c' è il baretto mezzo hip e mezzo hippy accanto, dove Giulia mi assicura che è bellissimo venirci a fare colazione nel weekend con i bambini prima che arrivi la ressa. Infatti verso la fine del pomeriggio, quando restava poca gente, sarebbe stato bellissimo restare ma i bambini erano sfatti di stanchezza (troppa vita).

Mentre ce ne andavamo sono arrivati due motorini dei corrieri con la pizza, perchè essendo appiccicata a un quartiere parzialmente in costruzione, che ci vuole ad ordinare la pizza per telefono se non hai voglia di schiodarti dalla spiaggia?

Il bello e il brutto delle spiagge di città.

ME&BURLESQONI



Un frammentino per tirarsi su, la presentazione è bilingue e si capisce con un po' di pazienza

domenica 3 aprile 2011

A rota

Nell' ultima settimana sono stata malissimo: mal di testa continuo, dolori ai muscoli, dolori alle ossa, inappetenza. Però al contempo ero orgogliosissima di aver avviato la tremenda dieta del capo, al punto che anche la megascatola di biscottini sfiziosi che mi hanno regalato, e che in tempi normali avrei lumato o assaggiato, anche senza fame, per la voglia, adesso la guardo tutta zen e manco mi va.

Ho tagliato pasta, pane, carboidrati in genere e lo zucchero. E nemmeno mi mancano, direi. Al massimp assaggio un fusillo dei bambini per vedere se è cotto, poi lo sputo (si, come i sommelier). Come faccio non lo so manco io. Saranno questi sintomi di influenza, mi sa.

Per tagliare lo zucchero ho tagliato tout court il caffè del mattino, che ultimamente con la scusa che abbiamo solo la moka da 6 ne stavamo bevendo un po' troppo io e il capo.

Ecco. Ho. Tagliato. Il. Caffè.

Altro che influenza, qui sono semplicemente a rota.

E tutti i litri di tisane che mi faccio. Martedì mattina mi lamentavo del mal di testa, che stavo male, del smettetela di cazzeggiare, vestitevi, mangiate e andate senza farmi stancare che sto male.

"Mamma, se stai male fatti una camomilla" idea geniale di Ennio.

Me ne sono fatta una. Poi un' altra. Poi ho finito quel po' di sacchetti, Poi ho attaccato le altre tisane.

Se dimagrisco sarà solo per il potere lavante delle tisane mi sa. Buttalo via.